Zero gravità Villa Cernigliaro per arti e culture

 

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Parco Letterario
 


Villa Cernigliaro
Immersa nel verde
, la Villa si trova a Sordevolo, in provincia di Biella, in Piemonte, Nord Italia, tra le colline dell’alta valle del torrente Elvo, al riparo dai venti
freddi del nord dalle montagne e dal rilievo della Serra morenica a ovest.
Dal clima temperato Sordevolo gode di una natura integra, una panoramica veduta sulla pianura, un centro abitato a 600 metri di altitudine circondato dai boschi e una zona pedemontana a 900 metri di prati a pascolo fino all'alta montagna. Vicina a piccole e grandi città come Biella, Vercelli, Ivrea, Aosta, Torino, Milano è circondata da siti di notevole bellezza, parchi e risorse naturali, stazioni sciistiche, santuari religiosi, noti spacci tessili, zone di particolare interesse come il Ricetto di Candelo, la Valsesia, i laghi d'Orta e Maggiore, la Valle d'Aosta, mete escursionistiche facilmente raggiungibili.
La Villa conserva ancora i suoi arredi originali e le ambientazioni settecentesche disegnate dall’architetto Chevalley. Lo stile complessivo è chiamato oggi Eclettico piemontese. Una romantica scala doppia conduce alla terrazza, ingresso principale della villa. Si entra nella Sala dei Poeti, decorata a stucco francese, e da qui nelle quattro sale a tema: Sala Giochi, Sala da thè, Sala Biliardo e Sala da Pranzo.
Il Salone da Ballo si trova nella parte centrale, fa da sfondo una preziosa vetrata e si apre in un’ampia scala in marmo che conduce ai piani superiori dove si trovano la biblioteca, le camere e le sale da bagno del B&B, la galleria centrale da cui si accede al piano superiore composto da Casa per ferie e uffici direzionali.
La spettacolarità naturale del parco e del paesaggio lontano fanno da incantevole sfondo da ogni punto d’osservazione della dimora. E’ circondata da mura in pietra che ne proteggono la privacy.


Un ettaro verde
Di grande pregio il parco fu disegnato nel 1910 dal vivaista biellese De Bois. Il parco secolare offre un'affascinante passeggiata botanica fra grandi alberi, fra cui Faggi Sylvatica, Rex, Pendula, Splenifolia, Magnolie Grandiflora, Tassi, Cedri deodara o del  Libano, Palme, un alto boschetto di Cafore e arbusti come Camelia Japonica, Sasanqua,  C. Vernalis e Rododendri a fioritura ciclica e colorazioni differenti.
Il parco accoglie un incantevole giardino all'italiana di siepi di Bosso e Rose antiche che si affaccia sulla splendida vista della Valle dell'Elvo, tesoro paesaggistico che da sempre affascina artisti, poeti e letterati. Anch’esso è tutelato dalla Soprintendenza come giardino storico; è curato da esperti giardinieri sotto la direzione del noto paesaggista Andrea Polidori.

L'Orangerie
L’antica orangerie con la sua Loggia è oggi La Serra dei Leoni, sede di manifestazioni e mostre internazionali, capolavoro architettonico di Mario Passanti, allievo dell’architetto Chevalley. Il padiglione, egregiamente restaurato, offre, uno splendido scenario: da un lato la Riserva Naturale Speciale Parco Burcina e il paesaggio che la circonda, dall’altro il panorama del giardino storico, la Villa e in lontananza la Valle Elvo. I vecchi semenzai oggi sono il sito di una collezione di piante aromatiche officinali.

Il parco ospita opere d’arte e mostre di scultura. Ospita, in forma permanente, in particolare, “Il verbo fluxare”: una tavola rotonda in lavagna dipinta nel 2005 da Lawrence Ferlinghetti sul posto in occasione del reading, e 7 opere in ferro dello scultore Valerio Anceschi

La Villa delle Punte
Costruita negli anni ottanta dell’Ottocento, in puro stile liberty, su commissione della famiglia Vercellone fu in seguito acquisita dal notaio torinese Annibale Germano e più tardi intorno al 1945 dal notaio siciliano Carmelo Cernigliaro. Fu rivisitata dall'Architetto Giovanni Chevalley che vi apportò quella suggestione settecentesca che ancora oggi si assapora.
Villa Cernigliaro è vincolata dal 1980 dal Ministero della Pubblica Istruzione ed è tutelata dalla Soprintendenza dei Beni Architettonici e del Paesaggio di Torino. Fu infatti grazie a Franco Antonicelli, genero di Germano, che divenne sede e ritrovo di illustri intellettuali del novecento.
Il “buen retiro” di Sordevolo negli anni del fascismo
L’antifascismo non fu soltanto una serie di azioni politiche o di colpi di mano; per lungo tempo fu un poco visibile ma esistente baluardo di coscienze, che rendeva difficile al regime affondare ed estendere le sue radici”, un “- collettivo - spirituale e morale che teneva viva - un’altra Italia - accanto a quella ufficiale”, scrive Antonicelli nelle sue annotazioni.
A Torino quest’altra Italia, come - collettivo spirituale e morale - ha come centri attivi di resistenza e opposizione le fabbriche e l’università frequentata da quei giovani che sui banchi di scuola erano stati educati da insegnanti come Umberto Cosmo e Augusto Monti, ed ora attingevano alla parola e all’esempio di docenti come Gioele Solari, Francesco Ruffini, Lionello Venturi.
Antonicelli fu allievo di Umberto Cosmo e frequentò Augusto Monti, entrambi professori al liceo d’Azeglio a Torino, e proprio attorno al Monti si compose a partire dal 1928 un “collettivo spirituale e morale”, un gruppo cui presero parte Leone Ginzburg, Norberto Bobbio, Cesare Pavese, Massimo Mila, Sturani e lo stesso Antonicelli.
Nella galleria dei personaggi fotografati da Antonicelli, presentati nella permanente in Villa, Galleria di simboli, compaiono tutti questi nomi e molti altri ancora e fu per merito di Antonicelli che questo “collettivo spirituale e morale” si poté ricostituire ogni estate, a partire dal 1935, a Sordevolo nella villa di Annibale Germano, suocero di Antonicelli: “Ci fu un tempo, difficile da dimenticare, in cui un piccolo gruppo di amici fidati si ritrovava con il più spontaneo piacere per liberare l’animo dall’odioso peso del sospetto, del silenzio prudente, delle preoccupazioni e dei pericoli improvvisi. ... Il tempo cui alludo fu quello del fascismo.”
Il gruppo era quello che di solito si ricostruiva ogni estate nel biellese, a Sordevolo e a Pollone.
....Due erano i ritrovi principali: la villetta abitata, credo dal 1934, da Benedetto Croce a Pollone e la villa da molto più tempo di proprietà di Annibale Germano a Sordevolo. La prima ... era meta di illustri visite ... la seconda non meno, in parte come riflesso o appendice della prima. Della seconda posso dire che... ognuno... poteva parlare in libertà, anche se legato con qualche vincolo al regime; tuttavia la vera confidenza in fatto di politica era ristretta a pochi frequentatori abituali.
 I tutti: Simoni, Pastonchi, Bontempelli, Linati, Tessa, Gadda, Conti, Della Corte, Bernardelli, Quadrone, Cosmo, Falco, Salvatorelli; i pochi: spiccava Gustavo Colonnetti. Compaiono altri nomi, ricompare quello di Cosmo, personaggi fra loro legati da una “comunione di coscienze”, legame che Antonicelli vede in qualche modo simboleggiato dalla strada che unisce Pollone a Sordevolo: “Topograficamente la panoramica strada serpeggiante fra i due paesi può segnare il legame fra i componenti del gruppo”.

da Franco Antonicelli, Galleria di simboli Catalogo Zero Gravità, Testi
a cura di Marzia e Raffaella Barberis


Riproduzione e fotoritocco manuale delle istantanee, scattate da Antonicelli, a cura di Luciana Mulas, gentilmente concesse da Patrizia Antonicelli.


Franco Antonicelli
Studioso, critico, poeta, saggista, editore, oratore, uomo politico nel senso più esteso del termine, vale a dire guida disinvolta di ogni conversazione, ma anche uomo d'azione capace di interventi rischiosi nel cuore delle vicende civili; e conversatore stupendo per l'estensione di voce - dai toni di rigore e dell'indignazione alle invenzioni di uno humor inarrivabile; Franco Antonicelli fu anche fotografo e disegnatore. Bisognava averlo conosciuto bene per sapere che tutte le figure che egli impersonava, apparentemente così distanti l'una dall'altra, si componevano nell'unità di un unico, irripetibile, sovrano personaggio.
Giulio Bollati